«Credo sia interessante quanto portato a sintesi nel titolo di questo report sull’interscambio commerciale delle nostre due province nel primo semestre 2026: c’è una sostanziale tenuta della capacità esportativa delle nostre imprese, vista in termini complessivi, ma appena si sposta l’analisi ai settori e ai mercati, si colgono dinamiche differenziate, o in certi casi che si annullano a vicenda, figlie della complessità geopolitica di questi tempi – commenta Francesco De Bettin, Presidente della Camera di Commercio di Treviso -Belluno|Dolomiti.
Emblematica la situazione di Belluno: un’apparente tenuta dell’export provinciale, ma che in realtà nasconde tre dinamiche divergenti. L’export dell’occhialeria in calo (-4,6% causa flessioni anche in Messico ed Emirati, oltre che negli USA); sostanzialmente stabili i macchinari industriali (-0,5%); in crescita esponenziale le vendite di prodotti di elettronica e di apparecchi medicali (+151% da 86,5 milioni dei primi sei mesi dell’anno scorso agli attuali 217,3 milioni). Un dato tutto da studiare, che probabilmente include le prime produzioni pilota di “smart glasses” oltre alla crescente domanda di sistemi di controllo per la filiera del freddo, a scopo di efficienza energetica e di manutenzione predittiva.
Altrettanto interessante la situazione di Treviso: considerando i primi 15 settori per export, quattro, purtroppo tra i più rilevanti, sono “in rosso”, ma gli altri undici tengono o addirittura crescono, anche in USA. Il report le analizza uno ad uno.
I quattro settori in sofferenza sono i macchinari industriali, il legno-arredo, l’elettrodomestico, il tessile-abbigliamento. Ma anche all’interno dei singoli settori si ripropone questo tema delle dinamiche divergenti – continua De Bettin.
Prendiamo i macchinari trevigiani: scontano flessioni soprattutto nei mercati extra-Ue (-9,6%), assai meno in ambito Ue (-0,8%). Per di più, restando all’ambito extra-Ue, le vendite sono in crescita verso gli USA (+8,6%) e il Regno Unito (+10,2%). Purtroppo, queste dinamiche non riescono a compensare i forti cali verso India (-43,9%; -15 milioni), Cina (-67,9%; -37 milioni) ed Emirati Arabi Uniti (-75,5%; -30,6 milioni). Per Cina e India si tratta di una discontinuità negativa importante rispetto agli anni precedenti. Vedremo – si domanda De Bettin – se sono oscillazioni legate a commesse o effetti collaterali delle guerre commerciali: il mio parere è che dietro questi dati ci possano essere anche primi sentori, soprattutto dalla Cina, di autosufficienza tecnologica, che vanno a ridurci strutturalmente spazi di mercato. Quanto al calo negli Emirati Arabi Uniti penso che la lettura sia relativamente più semplice: il confronto è con un periodo caratterizzato da flussi di vendita eccezionali, nel quadro di quegli investimenti crescenti che si stavano facendo in quel quadrante geografico, poi interrotti dalla scellerata crisi di Hormuz.
Degli undici settori trevigiani in positivo, cinque sono “in tenuta”: bevande (sostanzialmente Prosecco), calzature (anche qui, in crescita in ambito Ue, in calo nei mercati extra-Ue), gomma plastica, chimica e farmaceutica, carta e stampa. Crescono: il settore degli articoli sportivi (fra le attività core del nostro distretto di Montebelluna), l’industria alimentare, la carpenteria metallica, le apparecchiature elettriche, la metallurgia, i mezzi di trasporto e componentistica per l’automotive.
Quest’ultimo segmento merita una mia ultima considerazione – conclude De Bettin: accusa una flessione dell’export soprattutto in ambito Ue (-7,3%). Tiene però verso l’extra-Ue (+22,1%), in particolare verso USA, Serbia (dove ci sono stabilimenti Stellantis) e Turchia (come noto, uno dei più importanti hub di produzione automobilistica al mondo). Questi dati ci permettono di evidenziare la grande capacità dei nostri imprenditori trevigiani di seguire l’evoluzione delle filiere a livello globale. Ma è evidente, negli scenari che abbiamo, che questo processo va rafforzato e replicato per tutti i nostri settori: bisogna sviluppare una nuova intelligenza strategica sull’evoluzione di queste filiere e su quale valore aggiunto noi, come sistema Treviso e Belluno, possiamo portare in queste filiere, in modo distintivo.
Il quadro nazionale e regionale
Nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni nazionali sono aumentate del +4,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma con un contributo più marcato del Centro (+11,9%) grazie, in particolare, alla farmaceutica in Toscana. Si ferma invece al +1,9% la performance del Nord-Est nel suo insieme.
L’aggregato complessivo delle esportazioni venete cresce del +4,1% nello stesso periodo considerato. Ma il contributo principale a questa crescita viene dalla cantieristica navale, i cui valori export passano dal “pressoché niente” del primo semestre 2025 a 1,2 miliardi di euro, in quasi raddoppio (+82%) anche rispetto al primo semestre 2024. Questo picco spiega i tre quarti del saldo attivo regionale (+1,2 miliardi di euro su 1,65). Senza la cantieristica navale la variazione tendenziale dell’export veneto risulterebbe del +1,1%.

